Una spruzzatina di social media non servirà a nulla!

18 dicembre 2008

I social media non sono soltanto un nuovo elemento del marketing mix ma il centro dell’attenzione di ogni azienda che abbia capito come sta cambiando il mondo grazie alla Rete. Per questo motivo “aggiungere semplicemente una spruzzatina di “social-media” non servirà a nulla, se poi utilizzate lo stesso schema mentale e le metriche del vecchio marketing pubblicitario!”.

spruzzatina di social media nella ricetta del web marketing

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Con la frase appena citata, estratta dal nuovo libro “91 discutibili tesi per un marketing diverso“, Gianluca Diegoli ha riassunto il significato del Social Media Marketing e soprattutto un modo sbagliato quanto diffuso di approcciarsi a questi nuovi strumenti di comunicazione e collaborazione. Nel suo libro Gianluca spiega in ventiduemila caratteri i cambiamenti apportati dalla Rete e quello che le aziende devono modificare nel proprio approccio per imparare a convivere con un mondo che spesso ancora non conoscono! Le 91 tesi non vanno semplicemente contro la pubblicità convenzionale, ma anche contro tutte le forme non convenzionali di comunicazione (viral, guerrilla, ambient…), che si basano soltanto “sulla mancanza di antidoti conosciuti e barriere già consolidate” e raggiungono “velocemente il proprio punto di saturazione”. “Solo la conversazione aziendale non ha un punto di saturazione”, quindi le aziende non devono cercare di catturare l’attenzione delle persone ma di essere presenti quando sono le persone a cercarle. Questa tesi è il nucleo stesso del social media marketing, anche se credo che forme di comunicazione che mirino ad ottenere attenzione siano utili a tutti - aziende e persone - nel caso di prodotti o aziende nuove e ancora sconosciute, nei confronti dei quali l’interesse è basso per disinformazione. Per le aziende e i prodotti conosciuti invece condivido in pieno il rifiuto della propaganda e della pubblicità: non sono quelli a migliorare la soddisfazione dei clienti, e investire soldi nel customer care, nell’ascolto e nel dialogo creerebbe le basi per “l’unico passaparola con ritorno duraturo, che vede persone con valori in comune condividere spontaneamente la loro soddisfazione per il vantaggio che hanno dall’uso del vostro prodotto”. Le aziende devono dunque iniziare ad ascoltare le conversazioni in Rete con la consapevolezza che “non esistono più clienti “top”: ognuno di loro potrebbe avere un blog e domani essere al numero 1 di Google con un racconto di come l’avete considerato insignificante.” Le aziende devono infine partecipare e “incoraggiare comunità già esistenti invece di pensare di crearne di nuove”, ma non per questo “rinunciare a ospitare e incentivare la conversazione sul proprio sito”.

Approcciarsi a questo nuovo modo di pensare significa iniziare con il rivoluzionare le proprie logiche interne e svecchiarsi, come faceva notare ieri Jose Gragnaniello in una discussione sul gruppo Facebook di Social Media Marketing, e significa anche commettere degli errori ma non per questo arrendersi, capire che “la vostra reputazione non dipende da quanti sbagli fate, ma da che tipo di sbagli fate, e da come rispondete a chi ve lo fa notare”.

Michele Polico

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