Facebook: un nuovo cambio di direzione?

26 ottobre 2009

La settimana scorsa Facebook ha introdotto una piccola modifica alla home page: come annunciato anche nel blog, la sezione Highlights sulla destra è stata eliminata e al suo posto è stata inserita la News Feed, che viene visualizzata alternativamente al Live Feed al centro della home e che mostra informazioni aggiuntive rispetto a prima, come ad esempio le foto in cui gli amici vengono taggati e le pagine di cui diventano fan.

nuova home di facebook

Probabilmente questo è un passaggio intermedio per un nuovo importante cambiamento come quello realizzato lo scorso marzo, ma per il momento questa scelta appare un drastico cambio di direzione, con pesanti conseguenze sulle strategie di marketing.

Infatti, il cambiamento davvero grosso non riguarda tanto la nuova interfaccia, quanto il fatto che – almeno per ora – il News Feed include solo attività compiute da connessioni dirette (amici, pagine di cui si è fan, gruppi a cui si è iscritti) e non più attività di terzi che siano piaciute ad amici.

Negli HighLights sulla destra era infatti possibile entrare in contatto con contenuti condivisi da terzi che fossero stati likati o commentati da amici, e questa era stata a Marzo una novità che rendeva Facebook piattaforma con potenzialità di diffusione virale dei contenuti e dell’informazione, e che aveva comportato l’introduzione del concetto di link (prima non si pubblicavano link, ma video, foto ecc, ed erano contenuti “chiusi”).

Questa nuova modifica, non facendo visualizzare questo tipo di contenuti, sembra fare un passo indietro nel percorso di progressiva apertura che Facebook ha avviato nel tempo per restare competitivo nei confronti delle piattaforme sociali di seconda generazione come Twitter e FriendFeed, per favorire invece una maggiore privacy alle persone su Facebook.

In questo modo, inoltre, il centro dell’attenzione torna a essere la persona fonte del contenuto e non più il contenuto stesso, come avveniva con gli HighLights.

Ma oltre alla apparente controtendenza rispetto alla direzione che sta prendendo il Web, questo piccolo cambiamento obbliga chi si occupa di comunicazione e marketing, oltre che le aziende stesse, a rivedere i modelli di diffusione dei propri contenuti all’interno della piattaforma.

Se, per esempio, fino a pochi giorni fa una azienda poteva postare un video interessante e contare che questo si diffondesse attraverso like e commenti agli amici dei commentatori, creando un circolo virtuoso che portava nuovi like, commenti e nuovi fan, pare adesso che solo attraverso una azione più impegnativa di condivisione attiva del contenuto questo possa diffondersi.

In che modo questo influirà sui comportamenti delle aziende? Darà adito a nuove strategie di spamming, di infiltration, e renderà la diffusione dei contenuti meno naturale? E per quanto tempo il News Feed integrerà soltanto contenuti dei contatti diretti?

Michele Polico

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I nuovi gruppi Facebook

20 ottobre 2009

Come preannunciato la settimana scorsa da Nick O’Neill, i gruppi Facebook sono oggi diventati più simili alle pagine e ai profili personali, rendendo quindi il design di Facebook più omogeneo.

social media marketing

I gruppi da oggi hanno dunque una bacheca in cui vedere le attività recenti dei membri, un “publisher” per condividere link, foto, eventi, video o per lasciare semplicemente un commento, una sezione Info e poi delle sezioni rimuovibili per le foto, le discussioni, i video, gli eventi e i link.

Con questo redesign, alcune attività effettuate all’interno del gruppo, che prima restavano chiuse al suo interno, verranno visualizzate ndel newsfeed. Per la precisione, solo le attività compiute all’interno dal gruppo da un amico verranno visualizzate nella home, e sarà comunque possibile decidere quali gruppi visualizzare e quali no.

Se Facebook sottolinea attraverso il suo blog che i due strumenti hanno ancora finalità ben distinte, i gruppi utili per la collaborazione tra persone mentre le pagine per diffondere i messaggi di aziende e figure pubbliche, e per comunicare direttamente con fan e clienti, è vero che essendo gruppi e pagine adesso molto più simili, sarà più semplice per certi versi utilizzare l’uno al posto dell’altro.

In ogni caso è bene ricordare che, al momento, ci sono ancora differenze sostanziali tra i due strumenti, soprattutto per quanto riguarda le possibilità di personalizzazione grafica e funzionale – ed è questa una differenza davvero molto grossa – che le applicazioni permettono alle pagine ma non ai gruppi. Ancora, nei gruppi vengono visualizzati gli amministratori mentre per quanto riguarda i profili aziendali questi restano anonimi. In bacheca non si può dividere il flusso dei commenti dei membri da quelli degli amministratori, e le statistiche presenti per le pagine non sono per i gruppi disponibili.

Per quanto riguarda invece la recente possibilità di taggare negli status, sia le pagine che i gruppi lo possono fare, a condizione però che la persona taggata sia amica dell’amministratore, o che questio sia fan/membro della pagina/gruppo da taggare.

Michele Polico

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Quale é la forma migliore per pubblicizzare su facebook?

15 ottobre 2009

Questo post è stato scritto all’interno di Xihit, una agenzia di Berlino specializzata nello sviluppo di applicazioni Facebook, che recentemente si è fatta notare in Italia per una guida che introduce in maniera semplice e puntuale al marketing su Facebook, soffermandosi sulla piattaforma e sulle sue funzioni e spiegando nei dettagli come utilizzarle, e presentando inoltre numerose case history di rilievo.

Michele Polico

Facebook si ta avvicinando ai 300 milioni di utenti a livello internazionale, e ha superato gli 11 milioni solo in Italia. Ora che i numeri si fanno importanti, la curiosita’ per questa piattaforma inizia a farsi pressante anche nel bel paese. Pertanto parlarne anche da un punto di vista tecnico sembra interessante, se non opportuno.

Dando un ‘occhiata a quelli che possono essere considerati i migliori esempi marketing su facebook, appare chiaro che il modello che sta ottenendo piú successo prevede che gli utenti vengano coinvolti dal brand e si abbandoni la tendenza al semplice bombardamento del consumatore con consigli, suggerimenti, per quanto attraenti e suadenti, tramite il semplice piazzamento di annunci pubblicitari.

Per far sí che il proprio messaggio venga accolto e successivamente diffuso dalla comunita’ online piu’ chiaccherata del momento é necessario che l’utente, tramite la propria intereazione (la cui sollecitazione é compito del brand o dell’agenzia che segue il progetto), renda partecipi i suoi contatti riguardo le proprie attivita’ e inviti gli stessi a parteciparvi.

Affinche’ questo accada, le azioni che l’utente effettua all’interno della piattaforma devono apparire all’interno delle News Feed. Esse sono infatti l’insieme delle informazioni inerenti le attivita’, lo status, la condivisione etc del network di ogni utente; appaiono nella zona centrale della home page (di ogni singolo utente).

Facebook punta e supporta in particolar modo la creazione di pagine (fan page branidizzate), all’interno del quale la liberta’ a livello di lay out e l’accesso ai dati utente risultano limitati. Per ovviare alle questioni di design, e per permettere un maggior conivolgimento dell’utenza, é possibile integrare delle applicazioni nelle schede della tab area.

La combinazione delle due opzioni, fan page e applicazione, fornisce maggiori possibilita’ a livello visivo e a livello di funzionalita’ specifica della piattaforma di sviluppare una campagna di successo. L’utente puo’ interagire con l’applicazione, puo’ interagire con la pagina lasciando commenti e postando immagini (ovviamente i contenuti di base della pagina devono avere una certa consistenza) e gli amministratori della pagina possono creare delle relazioni a medio e lungo termine con gli utenti. Che é poi l’obbiettivo di facebook: lunghe e fruttuose relazioni.

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Il social media marketing è orientamento alla persona (e al servizio)

12 ottobre 2009

Nella prima fase della storia del marketing, quella dell’orientamento alla produzione, le persone accoglievano con entusiasmo ogni innovazione introdotta nelle fabbriche, e alle aziende per vendere bastava produrre. Il prezzo era pressoché l’unica leva comunicativa, visto che ad essere comunicata doveva essere solamente l’efficienza produttiva, unico obiettivo delle aziende immerse in una condizione strutturale in cui era la domanda ad eccedere l’offerta. L’orientamento era rivolto alla realizzazione di prodotti standard volti a soddisfare bisogni “medi”, adatti a un’epoca in cui il “consumo” era orientato alla soddisfazione di bisogni e non alla definizione dell’identità delle persone. Produzione seriale, omologazione dei prodotti e organizzazione scientifica del lavoro erano le chiavi del successo. Era questa una fase eccezionale sia per le aziende, per lo più monopoliste e sicure di vendere tutto ciò che producevano, sia per le persone, che finalmente potevano permettersi dei beni che miglioravano la loro esistenza.

Nella seconda fase, quella dell’orientamento alla vendita, le cose iniziavano a cambiare: non bastava più produrre per vendere, bisognava convincere a comprare. L’offerta di beni industriali era adesso cresciuta, la concorrenza si era intensificata, lo scarto tra mercato potenziale e domanda non era più così vasto. La pubblicità soprattutto, ma anche le sponsorizzazioni, le relazioni pubbliche, la promozione vendite, la vendita personale erano diventate le leve fondamentali del communication mix. L’obiettivo non era più comunicare l’efficienza ma la differenziazione, al fine di ridurre la sostituibilità tra i propri prodotti e quelli della concorrenza. E’ questo il periodo del grande sviluppo dei mezzi della comunicazione di massa, promossi e sostenuti dalle esigenze comunicative delle aziende.

Con la terza fase del marketing, quella dell’orientamento al marketing, esso diventò una attività pianificata e pianificatrice: la domanda era sempre più esigente e meno standardizzabile, e la condizione generale dei mercati dei beni di consumo era la segmentazione. Come Kotler insegnava, “l’impresa orientata al marketing non deve tentare di vendere tutto ciò che produce, ma deve produrre ciò che può vendere”. Il marketing doveva quindi interfacciare i bisogni e i desideri dei consumatori, e lo faceva attraverso un attento processo manageriale articolato in diverse fasi, che andavano dall’analisi del mercato alla selezione dei mercati-obiettivo alla formulazione delle strategie, infine alla pianificazione, organizzazione, attuazione e controllo delle azioni di marketing. Le leve operative del communication mix erano le note 4P: il product, il price, il place e la promotion.

Negli ultimi vent’anni il marketing stesso ha subito quel processo di diversificazione tipico dei beni, e oggi convivono, competono e collaborano modelli e orientamenti diversi, che rispondono a una società anch’essa sempre più plurale. L”espansione di Internet ha dato alle aziende e alle persone un modo nuovo di informarsi e di comunicare, e ha avvicinato il mondo della produzione e quello del consumo. La pluralità dell’offerta, la realizzata soddisfazione dei bisogni e  lo sbilanciamento del potere a favore del mondo del consumo, l’accresciuta consapevolezza delle persone, tutto questo ha modificato profondamente il senso del marketing.

Con le interazioni azienda-clienti che Internet e i social media rendono oggi possibili, interazioni molti-molti e pluridirezionali, istantanee e multimediali, l’orientamento del marketing deve essere alla persona, e alla qualità e personalizzazione del servizio. Le persone si aspettano di essere trattate in quanto tali, e questo si integra perfettamente nell’evoluzione della storia del marketing, che dall’inizio ha attribuito ai desideri dei clienti un peso sempre maggiore, come conseguenza dell’evoluzione dei mezzi della comunicazione e dell’espansione della produzione tipica del libero mercato.

Michele Polico

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Organizzare un concorso fotografico su Facebook

15 settembre 2009

Organizzare un concorso fotografico attraverso il profilo pubblico di Facebook è una buona idea per promuovere la propria pagina aziendale e il proprio brand.

Per farlo, bisogna innanzitutto chiedere il permesso a Facebook, spiegando chiaramente gli obiettivi del concorso e le modalità del suo svolgimento. Come specificato infatti al punto 3.9 dei termini di servizio, è vietato “offrire gare, offerte o concorsi a premi (“promozioni”) su Facebook senza disporre del nostro consenso scritto. In caso di autorizzazione da parte nostra, l’utente è pienamente responsabile della promozione e si atterrà alle nostre Linee guida sulle promozioni e a tutte le leggi applicabili”.

La richiesta va fatta utilizzando il modulo di contatto business, ma è inutile dire che avere già un contatto accelera i tempi a volte lenti del supporto.

Per quanto riguarda invece la gestione del concorso su Facebook, gli strumenti che si possono utilizzare sono la sezione “Foto dei fan” già disponibile di default oppure delle applicazioni create ad hoc per lo scopo.

La prima opzione, ovvero l’adattamento del concorso all’interno delle foto dei fan, è stata utilizzata ad esempio da LowFares. I vantaggi principali di questa scelta sono il grande risparmio economico e temporale, oltre che l’integrazione del concorso con il sistema di tagging che se usato nel giusto modo ne potrebbe determinare la diffusione.

Una variante sul tema che alcuni hanno utilizzato è quella di farsi inviare le foto via e-mail e inserirle manualmente in un album dedicato, ma i problemi di gestione sono evidenti e aumentano all’aumentare del successo del concorso.

Anche per quanto riguarda la creazione di una applicazione ad hoc si aprono due strade: lo sviluppo della stessa da zero o l’utilizzo di applicazioni già esistenti come quella di Votigo. Nel primo caso si hanno costi e tempi maggiori, ma anche massima flessibilità di sviluppo, mentre per quanto riguarda l’applicazione di Votigo, che è stata utilizzata ad esempio da Patrizia Pepe per il concorso You The Star, la personalizzazione è inferiore ma il prodotto è davvero buono e a costi limitati (di listino si hanno soluzioni dai 2.500 ai 7.500 dollari in base alle funzioni richieste).

Per quanto riguarda gli aspetti legali, oltre alla stesura classica stesura di un regolamento, bisogna ricordare che i dati del concorso devono essere memorizzati su un server dislocato su territorio italiano.

Michele Polico

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