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Organizzare la gestione dei social media in azienda

martedì, 30 giugno 2009
30 giugno 2009

Uno dei problemi costanti nell’avvio delle attività di social media marketing di ogni azienda è legato all’organizzazione e alla definizione delle personalità e funzioni interne cui affidare questi compiti. Le aziende, abituate un tempo a esternalizzare quasi completamente la comunicazione, si trovano oggi a dover predisporre una struttura interna in grado di affrontare tutta una serie di problematiche legate ai nuovi modelli proposti dai consulenti di Web marketing e imposti dall’evoluzione della tecnologia e della società.

Soprattutto per piccole e medie realtà, i dipendenti sono spesso oberati di lavoro al punto che ipotizzare un loro utilizzo per questi compiti presuppone una importante ridefinizione dei processi e della struttura aziendale, cui va aggiunta spesso la mancata comprensione dell’importanza di questa attività da parte dei singoli individui.

Forrester propone una interessante sintesi per la quale le aziende organizzano il loro approccio ai social media in tre diversi modi: distribuito, in cui ogni gruppo aziendale può creare un proprio programma attorno ai social media senza che vi sia un approccio aziendale integrato, centralizzato, in cui un solo gruppo o una sola persona all’interno dell’azienda si occupa di queste attività,  e trasversale, caso in cui viene creato un gruppo interfunzionale che si occupa del social media marketing.

social media e organizzazione interna

In accordo con Forrester, l’approccio generalmente consigliabile oltre che il più frequente è quest’ultimo, anche se non è possibile definire una organizzazione che vada bene per tutte le realtà e per tutte le strategie editoriali, relazionali e di ascolto.

In ogni caso, è importante rendere il meno burocratico possibile il processo di interazione, che deve rispondere ai tempi della Rete, e quindi lasciare la massima libertà di azione, all’interno di regole predefinite e condivise, a chi deve interagire con le persone.

Michele Polico

Amplify: una interessante alternativa a Tumblr per condividere contenuti in Rete

lunedì, 15 giugno 2009
15 giugno 2009

Amplify è un nuovo servizio, nato dai creatori di Clipmarks, che consente di condividere via estensione per browser qualsiasi contenuto presente in Rete. Cliccando in qualsiasi momento l’estensione di Amplify appaiono nella pagina dei riquadri arancioni che consentono di selezionare pezzi di testo, immagini o video che si desidera condividere via clog (abbreviazione di cliplog), ovvero un blog che raccoglie tutte le nostre condivisioni. Una volta terminato di selezionare le parti da condividere sarà possibile assegnare un titolo, dei tag e commentare il contenuto.

Oltre alla semplicità d’uso, sono molti gli aspetti interessanti di Amplify.

Innanzitutto, ogni volta si condivide qualcosa, è possibile postarlo direttamente su Twitter, checkando il relativo box e scrivendo sotto il testo del twit, ma anche su Facebook, Delicious o dovunque via feed.

Inoltre, è possibile amplificare dei contenuti direttamente da Google Reader o altri aggregatori, e la url della fonte apparirà quella della pagina originale da cui proviene il feed.

Infine, Amplify offre una interessante funzione per le aziende (ma non solo), ovvero la possibilità di creare dei gruppi che possono condividere, commentare e discutere all’interno di uno stesso clog privato, rendendo così più semplice la condivisione della conoscenza e la comunicazione all’interno delle organizzazioni. Ma non solo internal marketing: decidendo di rendere invece il clog aziendale pubblico si potrebbe creare qualcosa di simile a un corporate newsmaster!

Amplify è insomma uno strumento molto simile a Tumblr, e un po’ a Google Reader condiviso, ma merita di essere preso in considerazione come alternativa valida!

Michele Polico

UPDATE Pochi giorni dopo la pubblicazione di questo post Amplify ha introdotto il limite di mille caratteri per ogni clip.

Google Docs, importante strumento per la collaborazione in azienda!

lunedì, 12 gennaio 2009
12 gennaio 2009

Per chi ha bisogno di ritrovare i propri documenti da qualsiasi pc, di condividerli con altre persone e di scriverli collaborativamente uno strumento che semplifica il lavoro è Google Docs.

Google Docs consente di creare ed editare testi, tabelle e presentazioni come si fa con Office e OpenOffice direttamente dal browser e di salvarli sul proprio account Google. Con Docs si possono inoltre condividere singoli documenti o cartelle con una o più persone, e permettere loro di modificarli come in un Wiki.

Oltre a questo, su Google Docs si possono uploadare documenti dal pc (chi ha Windows può usare List Uploader per caricarne diversi simultaneamente) e scaricarli sul proprio pc in diversi formati tra cui PDF  e HTML (per scaricarli tutti basta scaricare questo script di GreaseMonkey per Firefox). Inoltre si possono pubblicare documenti come pagine Web e creare questionari da inviare via e-mail.

E’ possibile inoltre iscriversi al feed dei propri documenti, o anche di uno specifico, anche se al momento la funzione non sembra funzionare al meglio. Si può tenere traccia di chi legge un documento e quando lo legge, e inoltre grazie al nuovo Google Docs Gadget for the Desktop, disponibile al momento per Windows e Linux, si possono consultare i propri documenti direttamente dal desktop.

Se volete saperne di più leggete questo articolo di Googlisti su Google Docs, se invece come vi consiglio iniziate ad usarlo fate attenzione a salvare sempre anche sul pc i documenti importanti: il servizio è ancora in fase beta e come apprendo dal blog di Andrea Sacchini dal 26 dicembre 2008 al 7 gennaio 2009 alcuni utenti hanno perso l’accesso ai propri documenti per problemi tecnici.

Michele Polico

Wiki e Internal Marketing

martedì, 23 dicembre 2008
23 dicembre 2008

Tutti noi conosciamo Wikipedia, l’enciclopedia più grande e aggiornata che ci sia! Su Wikipedia troviamo informazioni praticamente su ogni cosa, e se una voce non c’è la possiamo creare! In linea teorica Wikipedia potrebbe contenere tutta l’informazione disponibile al mondo. Questo è possibile perché Wikipedia è basata sulla filosofia e sulla tecnologia Wiki, che consente a chiunque di contribuire alla stesura dei contenuti.

wiki

fonte dell’immagine

Ma cos’è Wiki??

Un Wiki è un insieme di pagine in cui diversi utenti collaborano alla stesura dei contenuti, integrando, modificando o eliminando i contributi precedenti. Nei Wiki ogni modifica viene archiviata cronologicamente, in modo da permettere il ripristino di versioni precedenti in caso di errori o abusi.

Ma se le potenzialità di Wikipedia stanno nell’apertura e nella condivisione di questa tecnologia con tutti, ogni azienda la può utilizzare per ottenere invece uno spazio collaborativo riservato all’interno: un ottimo strumento per la collaborazione e per la condivisione e gestione della conoscenza interna.
Un Wiki interno semplifica la maggior parte delle attività svolte in azienda, permettendo ai membri di un team di aggiornarsi e confrontarsi sullo svolgimento di un progetto, lo studio di un prodotto o la situazione di un cliente, permettendo la collaborazione a distanza e rendendo il know-how aziendale indipendente dalle singole persone.

Ma come si crea un Wiki?

Chiunque voglia creare un Wiki può utilizzare diversi prodotti. Il più famoso e completo è MediaWiki, software open source installabile su server sviluppato da WikiMedia Foundation, l’organizzazione non-profit che ha creato Wikipedia. Se non si vuole gestire direttamente un software si possono utilizzare servizi online come PbWiki e WikiSpaces: basta creare un account su uno di questi servizi per creare il proprio Wiki. Interessante è anche cl1p.net, che consente di creare pagine Wiki come questa senza neanche bisogno di registrarsi.

Michele Polico

P.S. i prossimi post nel 2009!

A ognuno la sua community

giovedì, 4 dicembre 2008
4 dicembre 2008

Una delle caratteristiche principali del Web 2.0 è quella di consentire a chiunque di creare contenuti e ambienti virtuali senza particolari competenze tecniche, attraverso strumenti user-friendly modularizzati e personalizzabili.

In campo community il servizio più conosciuto è Ning, una piattaforma gratuita e davvero semplice creata nel 2005 da Marc Andreessen, l’inventore di Mosaic e il fondatore di Netscape.

Attraverso Ning chiunque può aprire una community completa in pochi passi: basta collegarsi al sito, scegliere il nome del proprio network, creare un account personale e decidere quali moduli attivare spostandoli dove si desidera con il drug&drop. Più semplice da fare che da spiegare!

Ning, che permette agli utenti di creare il proprio spazio sul Web, è un valido strumento anche per i programmatori, che invece di creare una community partendo da zero possono contare su una valida base da modificare a seconda delle proprie esigenze.

Inoltre Ning offre alcuni servizi premium tra i quali la possibilità di eliminare gli annunci AdWords dal proprio network, oppure quella di utilizzare il proprio nome di dominio.

ning

fonte dell’immagine

Ma a cosa può servire una piattaforma come Ning?

Ning può servire per moltissimi scopi: lo usano in molte università per avere degli spazi, spesso privati, nei quali condividere materiali, scambiarsi opinioni e presentare lavori, lo usano gruppi di amici per avere uno spazio in cui parlare, lo usano associazioni e aziende per l’internal marketing come per il community marketing (in questo caso il consiglio è di rivolgervi a degli esperti sia per la personalizzazione del network che per la consulenza sull’utilizzo), e vi sono diverse community tematiche aperte alle quali iscriversi: un totale di 70.000 network creati con Ning, ognuno con contenuti e scopi differenti.

Due esempi interessanti di community italiane create con Ning sono Codice Internet, un network che si pone l’obiettivo di divulgare la Rete in Italia, e Web 2.0 Italian Listing, un Ning trasformato in raccoglitore di bookmark, in realtà non molto noto ma interessante per vedere il grado di trasformazione della piattaforma.

Per maggiori informazioni su Ning visitate il blog ufficiale e il network dei creatori.

Michele Polico